VOLEVO FARE L'ARCHITETTO...

Fin da piccolo volevo fare l'architetto.

Mi hanno sempre detto che ho iniziato prestissimo a disegnare di tutto.
Per quanto mi possa ricordare, so che ho attraversato una fase in cui le mie passioni erano moto e barche, che disegnavo nei minimi particolari e  spesso progettavo fantasiosamente.
Poi vennero le case, con progetti di interni, facciate, prospetti.
Mi venne regalato un tecnigrafo  che imparai ad usare discretamente.
Un venerdì pomeriggio del Maggio 1974  mio  papà, prima di uscire, mi passo a  salutare: stavo ascoltando una canzone di Bob Dylan “Knocking on Heavens Doors“.
Gli piacque molto; volle sapere di cosa parlasse e  la storia del film di cui era colonna  sonora.
Dopo poche ore si sentì male e morì.
Aveva solo 46 anni e faceva il Radiologo.

Questo fatto ovviamente cambiò in maniera radicale la vita della nostra famiglia ed inevitabilmente segnò la mia.
Io avevo 17 anni e, l'anno successivo, dopo la maturità, mi iscrissi a Medicina.
Papà era un uomo bellissimo, simpatico, carismatico,  ed aveva fatto una carriera fulminante, con Libera Docenza  giovanissimo e Primariato al  Galliera.
All'università ho studiato tantissimo, e mi sono laureato a pieni voti nel tempo minimo.

Ho voluto imitarlo ed ho scelto la specialità di  Radiologia.
Ho fatto il Radiologo con passione e, quando il mio maestro, il prof. Luigi Oliva, decise di mandarmi al Galliera, ci rimasi male. Avrei voluto fare la carriera universitaria e, andare a lavorare nell'Ospedale  dove lui era stato Primario non mi piaceva.
Ho dato le dimissioni nel '90 e da allora mi dedico alla libera professione.

L'Istituto IRO è la mia vita, questo nuovo, meraviglioso studio di Via S. Vincenzo è frutto di tutti i miei sforzi, ed è il sogno di  che avevo da sempre.

Ringrazio mia mamma, la donna più importante della mia vita, che ha vissuto per me e  mio fratello, per quanto ci ha insegnato e per come mi ha aiutato in tutto.
Ringrazio mio figlio Giovanni, per esserci, e per rappresentare la vita che continua.

Non ho fatto l'architetto, sono felice di essere un Radiologo, adoro questo lavoro, nonostante i problemi di ogni giorno e le sempre maggiori difficoltà.

E dedico  tutto questo  a mio papà, il Prof. Guido Reggiani, che, anche dopo molto tempo,  continua ad essere dentro di me, guida ed esempio da imitare.

Luca Reggiani